| Se fantastichiamo un lembo
di terra dove approdare dopo un’entusiasmante navigazione nel
Mediterraneo, non abbiamo dubbi: il nostro approdo preferito è
senz’altro l’isola d’Elba. Spiagge di sabbia finissima,
scogliere a picco sul mare, acque trasparenti, fondali ricchi di pesci.
Ma anche sentieri di montagna, boschi di querce e di castagni, borghi
medioevali, alberghi moderni, centri turistici attrezzati e scuole di
vela condotte da vecchi lupi di mare.
Contrariamente a quanto è avvenuto in altre località,
qui si sono rispettate tutte le bellezze che la natura ha elargito a
150 chilometri di costa tirrenica, vicinissima alla Toscana.
Ed i risultati della tutela rigorosa dell’ambiente si vedono:
all’Elba la naturaè ancora la protagonista incontrastata,
dominatrice assoluta del paesaggio.
Ne sono prova tangibile i provvedimenti dell’Unione Europea e
del Parlamento Italiano, che ha preteso la creazione di un Parco Nazionale
che raggruppa sette perle dell’Arcipelago Toscano in un unico
progetto di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale.
E l’Elba è la capitale del Parco.
Navigare è una scoperta continua: il mare cambia colori ad ogni
insenatura. A sud si infrange su bianche scogliere o accarezza spiagge
di sabbia, a nord si insinua negli anfratti degli alti dirupi o lambisce
candide spiagge di ghiaia. In pochi minuti, poi, si passa dal massiccio
granitico del Monte Capanne, regno dei mufloni e delle capre selvatiche,
alle zone minerarie del versante orientale dell’isola, vero“eldorado”
degli scienziati e degli appassionati di geologia. Già il mondo
antico celebrava la qualità e la varietà dei “fiori
della terra” e gli Etruschi trassero dalle “inesauribili”
miniere dell’Elba la prosperità economica che li rese così
potenti e raffinati.
Se poi non bastasse, ecco le cave di granito, che hanno riempito di
possenti colonne le Chiese medioevali e rinascimentali di mezza Italia
ed impreziosiscono molte costruzioni moderne. Per non aggredire il territorio,
gli alberghi sono quasi sempre di modeste dimensioni, i campeggi si
mimetizzano in fresche pinete ai margini delle spiagge, i ristoranti
sorgono spesso in antichi fabbricati rurali ed accoppiano la tradizione
toscana alle specialità marinare. Ogni pasto si “annaffia”
con vini a denominazione di origine controllata, curati da vignaioli
generosi. L’attracco a Portoferraio, la Capitale, rivela una scenografia
maestosa. Ecco le mura rinascimentali, la torre medicea, la darsena
popolata di barche da pesca accanto a yacht lussuosi. Chiese austere
ed un convento seicentesco adattato a prezioso centro culturale. Sorge
su una lingua di terra con due alti bastioni e si allunga dolcemente
fino a confondersi con il mare in un tenero abbraccio.
Quando i Romani si impadronirono dell’isola piegando la resistenza
degli Etruschi a difesa dei giacimenti minerari, costruirono una sontuosa
villa sul promontorio delle Grotte:
da qui si gode lo scenario della baia ed il profumo inebriante della
ginestra, del ginepro, del rosmarino.
Anche la scelta di Cosimo I dé Medici, che nel 1548 costruì
la città fortificata, vero gioiello di urbanistica militare,
fu sicuramente obbligata. Dai bastioni di Forte Stella e del Falcone
si domina tutto il canale fino alla costa continentale, da dove“si
avventavano” i terribili pirati saraceni per depredare, distruggere
ed uccidere le popolazioni inermi.
Nei dieci mesi di esilio all’Elba, Napoleone non pretese una reggia,
ma stabilì la sua dimora in un palazzotto poco più che
decoroso in mezzo ai due forti. Ma basta affacciarsi dalla finestra
della camera che occupò dal 14 maggio 1814 ed osservare il rapido
inseguirsi delle coste a picco sul mare di zaffiro per comprendere le
ragioni della sua scelta.
La visita della “villa”, oggi Museo nazionale, mostra i
mobili e le armi d’epoca, le lettere autografe, l’antica
bandiera dell’Elba e tanti quadri che raccontano i trionfi di
Arcole, Austerlitz, e dei tanti campi di battaglia che videro trionfare
il suo genio militare.
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Usciti dal centro storico
è subito un inseguirsi di dirupi selvaggi che incorniciano suggestive
insenature e spiaggette di candida ghiaia.
I faraglioni tormentati dell’Enfola svelano finalmente i loro
segreti: le grotte perfettamente levigate dal gioco perenne delle onde,
gli anfratti popolati da intere famiglie di gabbiani, i nidi dei cormorani
dal rapido volo radente.
Qui il tempo si è fermato e domina la macchia mediterranea.
La strada corre in alto e la scogliera degrada in caldo arenile.
Scorgiamo prima La Biodola, poi Procchio, Spartaia e la Paolina, dove
la sorella dell’Imperatore osava esporre le proprie nudità
immergendosi in un mare di cristallo. Avanziamo verso Poggio, un lindo
paese medievale alle pendici del Monte Capanne, vetta solitaria in un
sistema granitico che s’innalza oltre i 1.000 metri ed offre scorci
alpini.
Attraverso la strada di Monte Perone, tracciata dal Corpo Forestale
dello Stato nel cuore di un grande bosco di castagni, si scopre l’intima
quiete di vallette ombrose percorse da ruscelli che scendono verso Marciana
Marina, ridente villaggio sul mare, patria di capitani coraggiosi e
di ammiragli pluridecorati.
La sosta alla Chiesa di S. Giovanni, prezioso esempio di architettura
romanica, è d’obbligo prima di tuffarsi nel golfo di Marina
di Campo, una mezzaluna di sabbia finissima popolata da una folla vivace.
Poco distante ci aspetta Fetovaia dalle acque di smeraldo; fino a qualche
anno fa vi andavano a partorire i delfini e le balene e ci tornavano
spesso con i loro piccoli, forse per insegnar loro a nuotare. E questa
non è una leggenda, anche se sono rimasti pochissimi gli abitanti
che possono raccontare di aver assistito al dolce evento.
La costa Sud è un continuo rincorrersi di cale e calette, finché
si arriva a Lacona, dove il mare “vira dal bianco al blu attraverso
tutta la gamma dei verdi e degli azzurri”.
Ci troviamo nel Comune di Capoliveri, il paese degli uomini liberi che
non si piegarono neppure a Napoleone.
In rapida discesa si raggiungono spiagge che raccontano storie soavi
come quella dell’Innamorata, rievocata ogni anno, il 14 luglio,
dal coro lamentoso dei gabbiani.
Attraversata la cittadina di Porto Azzurro, paradiso degli esploratori
subacquei, ci dirigiamo verso la zona mineraria:
qui la natura cambia colori e domina il rosso ruggine dell’ematite.
Il sole rimbalza sui cristalli con lampi accecanti: Rio Marina è
il regno dei cercatori di pirite, malachite, magnetite, ilvaite, fluorite,
quarzo, limonite… Non c’è Museo al mondo che non
esponga almeno un pezzo di minerale dell’Elba.
Rio Elba è un grazioso villaggio medievale, perfettamente conservato,
che rivela un’atmosfera di antica operosità. I rudi e schietti
minatori non ci sono più, ma i vecchi vi possono raccontare mille
storie di sacrifici e di dolore, eredità di un popolo che per
oltre 3000 anni ha “cavato” il ferro per rendere ricchi
e potenti tanti popoli del Vecchio Continente.
Una ripida salita ci porta al Volterraio, un castello dell’XI
secolo costruito su preesistenze etrusche. Si apre un panorama di rara
bellezza e, da una dolce collina in quiete agreste, torna da altra prospettiva
la baia di Portoferraio.
Il nostro viaggio è finito tra mille suggestioni e sottili piaceri.
È proprio vero quello che riferiscono gli antichi scrittori:
“l’Elbaè un microcosmo con un patrimonio unico che
conquista le genti di ogni Nazione”. Umberto Gentini
Umberto Gentini |